⚡ NON È LA FISICA, È LA FINANZA: PETROLIO FERMO, S&P IN VOLO ⚡
Ebbene, questo grafico ci mostra una verità scomoda: il petrolio non è ai massimi di sempre, nonostante lo stretto di Hormuz, il canale energetico più strategico del pianeta, sia tecnicamente chiuso o sotto forte pressione.
Il prezzo resta decisamente sotto i picchi raggiunti all’inizio della guerra in Ucraina, quando tensioni geopolitiche e shock di domanda/offerta avevano spinto il barile oltre 130 dollari.
Oggi, benché la situazione rimanga critica, i livelli non sono nemmeno lontanamente paragonabili.
Se sommiamo questo dato alla condizione dei mercati azionari, diventa ancora più curioso: l’S&P 500 e quasi tutti i benchmark occidentali sono sui massimi assoluti.
Come si spiega che, in un contesto di crisi energetica latente, tensioni globali e rischi di nuovo conflitto, gli indici azionari siano al top storico?
È davvero razionale, o c’è qualcosa di più simbolico nelle dinamiche di mercato?
Da qui nasce la provocazione: Donald Trump è veramente il “figlio di Dio” per i mercati, colui che – come nella parabola di Lazzaro – posa la mano sull’economia e le dice “alzati e cammina”?
O semplicemente le aspettative di politiche fiscali espansive, deregulation e tasse più basse hanno sostituito la realtà dei fondamentali con una narrazione di mercato irresistibile?
In finanza, a volte, la percezione pesa più dei numeri.
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